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Da bimba ho ripetuto la prima classe di danza classica almeno 3 volte, forse qualcuno avrebbe dovuto spiegare a mia madre che odiavo anche le gonne scozzesi.
Come un piccolo topolino da laboratorio, ho indossato ogni diversa fantasia di lana scozzese, ignara del perché mi grattassi tanto e del perché gli altri bambini mi dessero della cicciona.
La gonna si impossessava di me come una seconda pelle ruvida, goffa, pungicosa e mi cingeva la vita ingombrante come un giubbotto di salvataggio.
Conciata in quel modo me ne andavo in giro, con l’orgoglio infilato dentro ai calzini.
Fin tanto che ho preso coscienza di essere un essere umano anche io.
