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domenica, 05 ottobre 2008
Sulle parole con il vuoto dentro

parole
E’ difficile immaginare una scimmia che filosofeggia.


Perché la scimmia non comunica a parole ma grida quello che vuole emettendo suoni gutturali.




Pare che Freud ponendosi la questione abbia provato a studiare la telepatia, convinto com’era che gli esseri che ci hanno preceduto, avendo una struttura mentale decisamente sgrammaticata, non potevano esser in grado di esprimere le sfumature se non in questo modo.


In effetti se smettessi di possedere la mia bellissima lingua, probabilmente ragionerei solo a sentimenti e a sensazioni.


Penserei al dolore, alla tristezza, o al limite ad afferrare un legnetto per sbatterlo contro la palma nella speranza che caschi una noce di cocco, ma certo sarebbe difficile concepire questo discorso.


E forse Freud aveva ragione, ma nel senso che chi non può comunicare a voce deve per forza sviluppare un senso dell’osservazione così raffinato da distinguere le minime variazioni facciali del proprio vicino.


Del resto lo stesso sesto senso femminile, ammesso che esista, è costruito certamente sulla spiccata capacità di osservazione che hanno le donne rispetto agli uomini.




In ogni caso, ciò che mi colpisce della realtà che vivo, è la rielaborazione che i mezzi di comunicazione, quindi il potere politico ed economico, fanno delle parole.


Ci sono parole il cui significato originale viene amplificato a tal punto da essere utilizzate a sproposito.


Questa ambiguità consapevole se trasmessa diventa sommarietà di pensiero.




E’ a dir poco immenso il passaggio in 1984 di Orwell in cui un dipendente del ministero della Verità spiega al protagonista che il suo scopo, non è aggiornare il vocabolario della neo-lingua, arricchendolo di parole, ma cercare di ridurlo, perché riducendolo la gente finisce di anno in anno per non avere più in mano una facoltà di pensiero che vada oltre lo stretto necessario.


Del resto uno dei grossi problemi dei regimi dittatoriali è sempre stato quello creare una classe di studiosi, cercando di evitare una classe intellettuali, problema ovviamente impossibile da risolvere.




Suppongo che la limitazione della lingua serva a far ragionare le persone solo in base alle sensazioni e ai sentimenti.











Postato da: laformadelvuoto a 09:12 | link | commenti (8)


Commenti
#1   05 Ottobre 2008 - 12:43
 
In effetti una scimmia non potrà mai scrivere "I promessi sposi".
Ma io mi chiedo: non è che per caso l'uomo ha imparato "tante parole" significanti...dimenticandone però pian piano il significato?
Un esempio fra tutti la pubblicità. E' piena zeppa di significanti, ma faccio fatica a trovarne il significato.

Azz...sono stata troppo contorta nel mio ragionamento?
:-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RosaTiziana

#2   05 Ottobre 2008 - 22:01
 
Quel passaggio di 1984 è fortissimo e affascinante, anche se non so se possa essere preso "alla lettera". Per quanto personalmente senza la possibilità di pensare le parole mi sentirei veramente perso, e nonostante l'argomento sia controverso, pare che i sordomuti (dalla nascita) facciano ragionamenti complessi (e ci metterei anche i bambini), quindi il linguaggio sarebbe necessario per esprimersi, ma non per formulare pensieri complessi. Al di fuori del linguaggio dovrebbe esserci attività mentale, pensare per immagini, concetti, fare associazioni tra queste cose, "usare" i ricordi in maniera che vada al di là del canino "mi sono scottato quella volta nel fuoco, quindi non ci passo più". Credo che, data la velocità con cui tramutiamo i pensieri in parole (pensate o dette a voce alta) e dato il fatto che siamo abituati a tutta questa routine, e quindi forse anche "impigriti", non riusciamo a renderci conto di certi meccanismi e "sopravvalutiamo" un po' il linguaggio.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente OloffurIgyool

#3   06 Ottobre 2008 - 10:22
 
La limitazione della lingua serve a non far ragionare. La scelta delle parole "buone" e la dottrina servono poi ad indirizzare sensazioni e sentimenti. Sempre in 1984 è significativo il "minuto d'odio" istituito dal grande fratello per convogliare dove lui voleva la frustrazione delle persone. L'informazione scarseggia e le opinioni sono in svendita, tanto che non c'è bisogno di faticare per farsene una propria... almeno secondo la mia opinione :-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente iBorisse

#4   06 Ottobre 2008 - 13:51
 
Guarda, ho sei o sette esempi di donne con uno spirito d'osservazione prossimo allo zero.
O meglio, cosa che reputo molto più probabile, che vogliano dare ad intendere una cosa simile.
Il che le rende ancora peggiori.
E no, ripeto, non sono misogino.
Ma voi ve la credete un po' troppo... eh....
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Clockwise

#5   06 Ottobre 2008 - 14:26
 
guarda un po', anch'io oggi mi ponevo il problema delle parole... in particolare di una.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente piapalmira

#6   06 Ottobre 2008 - 20:03
 
@rosatiziana
è interessante questa teoria delle tante parole significanti di cui dimentichiamo man a mano il significato.

@ Oloffurlgyool
in realtà sono d’accordo con te, nel senso che sarebbe veramente assurdo pensare che senza parola non esiste materia cerebrale, perché poi è quella che ci permette di elaborare pensieri no?
Pur tuttavia, il discorso cambia quando tu hai il pieno possesso di una facoltà che sei abituato ad usare ed improvvisamente ti viene mutilata, allora forse l’adattamento anche per pigrizia, come dici tu avviene verso il basso.

@ IBorisse
Un esempio perfetto ne sono i telegiornali, con intere frasi standard che vengono appiccicate agli eventi più disparati , un po’ per levarsi dall’imbarazzo di un’evidente disinformazione, un po’ per fare il lavaggio del cervello, un po’ perché ci sono dei tempi da rispettare.

@ Clock
Ok, sei chiaramente misogino.
Se lo vuoi sapere anche io.
Ma la differenza è che la mia vita, sarebbe di gran lunga più divertente se fossi l’unica rappresentate di genere.

@piapalmira
oh io me lo pongo spesso, è una delle mie fisse.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente laformadelvuoto

#7   06 Ottobre 2008 - 22:32
 
Interessante, si spiegherebbe in effetti perchè è quasi tabù parlare pubblicamente di ciò che non è considerato uno fra i bisogni indotti di cui ti devi preoccupare.
Ci sarebbe da dire molto sull'argomento, ma dopo le 23.00 cerco sempre di non scrivere cose troppo serie. Dunque concluderò così: hai mai provato a fare quell'esercizio scemo (che ovviamente io ho tentato) di ripetere incessantemente il nome di qualcosa? Il senso della parola, (a forza di ripeterne il suono) scompare, ma l'oggetto rimane intatto nella tua testa, solo che tu dubiti che si chiami così o che abbia senso chiamarlo così.
Si possono cambiare i nomi alle cose, anche dubitare che siano quelli giusti, persino eliminarli, eppure la realtà che hai osservato veramente (se non era solo un ammasso di suoni e slogan imparati per sentito dire) non muta e persiste identica fuori e dentro di te. Io credo molto nel potere della realtà. Al primo segno di tentennamento, se si è onesti con se stessi, salta fuori da tutte le gabbie in cui l'hai costretta con o senza un nome appropriato.
utente anonimo

#8   09 Ottobre 2008 - 19:46
 
più che sentimenti..surrogati di sentimenti
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