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Caro caro babbo natale, caro babbo.
Babbo ti avevo chiesto di farmi crescere almeno quest’anno ma tu hai frainteso..io dicevo di cervella o al limite in altezza babbo, in altezza!!Ma tu hai confuso con il giro-vita cacchio.
Se continuo così babbo caro a natale dell’anno prossimo regalami pure una sedia a rotelle od un montacarichi.
Babbo caro, sono stata tanto buona, ho ascoltato tutti, ho frequentato tutti, ho parlato con tutti, sono stata deliziosa nonostante il mio carattere di merda ma ora ho la nausea e tu mi hai rimandato a settembre ed anche quest’ anno raggiungerò la notorietà l’anno prossimo.
Non trovi un’incongruenza?
Babbo caro potevi almeno trasformare i miei colleghi in zucche come ti avevo chiesto e lo studio in uno splendido giardino fatato dove io potevo lavorare dall’altalena, facendo in sù ed in giù con le trecce, ma niente, al lavoro ritroverò anche a gennaio le solite facce, che mi tirano a destra e a manca per la giacchetta, senti qui senti là, io ho un problema io un altro è più importante il mio.
Infine babbo che CACCHIO DI FINE HA FATTO IL PAPA' NATALE DI COLORE CON IL TANGA GHEPARDATO che ti chiedo ogni natale sulla letterina?
Ho controllato ma dal camino non sta scendendo ancora nessuno babbo.
Guarda che ho 37 anni e la mia pazienza ha un limite.
LA DONNA SCHELETRO
(tratto da "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Est'es)
Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l'aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. L'amo del pescatore scese nell'acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: "Ne ho preso uno proprio grosso!" Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all'amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all'amo.Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d'avorio.
Quando si volse, l'intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak.
"Ah!", urlò l'uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. La gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo.
Alla fine l'uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all'interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell'oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro.
Ma quando accese la lampada all'olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e prese a liberarla dalla lenza. "Ecco, ecco", prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. E continuò nella notte, e la coprì di pellicce per tenerla al caldo. Cercò la pietra focaia e accese il fuoco. Lei non diceva una parola - non osava - perché altrimenti quel cacciatore l'avrebbe presa e gettata agli scogli.
All'uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall'occhio di chi sogna, quando c'è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all'uomo. La Dona Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d'improvviso sentì un'immensa sete. Si trascinò accanto all'uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima. Quell'unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Frugò nell'uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore. Mentre suonava si mise a cantare: "Carne, carne, carne!". E più cantava più si ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E poi cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il suo cuore nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell'altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.
Ennesimo matrimonio, ennesimo lancio del bouquet:
La madre del buco nell’acqua o forma del vuoto che dir si voglia, con gli occhi lucidi da bracco comincia ad agitarsi per cercar la sua bimba tra un nuvolo di gente.
Dall'altra parte del salone puntualmente la piccola guance-di-pastafrolla si nasconde dietro a qualche corpulenta figura per evitare l'ennesima umiliazione di un rituale barbaro e crudele che priva la donna moderna di qualsiasi dignità.
Per fortuna tutto si svolge con lo stesso iter : bouquet roteante colpisce donna della sala vicina ai 75, mentre la nostra è al sicuro da qualche parte con le orecchie mosce e i baffoni, a rosicchiar tartine.
Ma ieri la felice scampata inaspettatamente riceve mail della sposa recitante: “ciao cara mi passi a trovare che ho un omaggio floreale per te ..” (?????!!!!)
La piccola si reca dalla mamma: ” Lo sai mamma? V. mi ha mandato questa mail, che mai vorrà dire????”
La madre raggiante si volta e con un sorrisone e fa :" Nulla, l’altro giorno ha lanciato un finto bouquet, quello vero te l'ho fatto surgelare"
Che espressione si dovrebbe fare quando il vostro colloso collega di lavoro n 23, non contento di chiedervi consigli sulla vita matrimoniale (ma io se volevo dare consigli mi sposavo no?) non contento di essersi presentato ad un simil-appuntamento con pila di saggi storici da lui scritti pronti per esservi dedicati ed auto-grafati (cacchio ma esiste il Bignami o li devo pure leggere????), VI PROPONE LA VISIONE DI SETTANTA PAGINE DEL SUO PRIMO ROMANZO...COSI’ MI DICI CHE NE PENSI!....
Orrore, desolazione e raccapriccio.
L’interesse che ho per la vita dell’onorevole ne-carne-ne-pesce-Vladimiro-Guadagno in arte “Luxuria”, è collocabile più o meno tra quello che ho per un rutto di Borghezio ed il giro vita di Rotondi.
Tuttavia nella mia mente riecheggia da qualche settimana la frase ad essa attribuita “ Ho vinto l’isola , ora mi candido alle europee”.
Ecco mi pare un passaggio coerente e doveroso.
Io sto con Villari.
Contro una classe politica di formale opposizione democratica che ha proposto un suo candidato invontabile incrociando le dita perché non passasse, al fine di sollevare uno scandalo e gridare alla lesa democrazia (e non a caso le dimissioni dalla commissione di Orlando e Pardi)
Contro una classe politica che si è permessa di accantonare la scelta di un’importante carica, espressione di democrazia formale, per mesi e mesi senza sollevare un sussulto (radicali e dipietristi a parte).
Contro una classe politica di maggioranza che pretende di scegliere l’opposizione perché rappresenta la maggioranza(??).
Infine contro una classe politica che partorisce franchi tiratori, gente capace di offrirsi al miglior offerente per un pò di potere.
Un tale Riccardo Villari ad esempio che non si dimette unicamente perché non hanno ancora accolto il prezzo del suo ricatto.
Ma io sto con questo campione, e con tigna me lo godo finchè resta in carica perché suo malgrado è il simbolo di quanto aberrante sia tale sistema .
Per la questione di vigilanza non ci preoccupiamo non s’è mai vista una tv pubblica degna di questo nome.
Mentre le commissioni parlamentari sono usate per raccogliere dati e ricattarsi a vicenda e le commissioni vigilanza Rai sono usate per vigilare i vigilanti vigilati (indi per cui, quella cosa tanto buona che state mangiando è cacca)la piccola morbida forma del vuoto si reca a stretti passetti da cinese compito (o cinese mutilata, come preferite) nel suo guru-negozio di belle arti, perché... meglio elaborare il lutto dell’inerzia generale nel colore.
Al negozio i ricci della piccola forma puntano dritti verso la ditta fratelli Mussini.
Il ditino indica lo scrigno di legno che cigola perché lei vuole tenere (solo tenere) in mano il tubetto da 35 ml da 56 euri.
La commessa lo prende ed invece di darlo alla bimba fremente in punta di piedi, in una sorta di rituale sacro svita il tappo e glielo fa vedere.
Le sclere di entrambe diventano lilla mentre le pupille si sbarrano dinnanzi ad un trascurabile colore viola fetenzia.
I sensi sono affinati, sento il profumo dei frutti rossi del vino, vedo campanile giallo ocra con punte di arancio su cielo blu di prussica , barbona che caga in mezzo al traffico, sguardo verde mare in libreria, l’omino del semaforo in posizione orizzontale, elefantino del bernini che “porge” il retro al palazzo vaticano.
Il manichino disperato per il suo pullover viola, i cappotti sono viola, le scarpe sono viola, e perfino la biancheria intima lo è, le macchine sono viola.
I commercianti di colore viola pascolano nell’oro, mentre quelli di arancio e verde gli chiedono prestiti.
Tutti i daltonici si vorrebbero suicidare, ma questo anche nell’annata ‘98 quando andava i moda il rosso, o semplicemente l’anno scorso, quando andava di moda l’arancio.
Eppure sono ancora lì incompresi e reclinati quando la gente gli fa la Domanda Stupida “ E tu come lo vedi il viola?”
Putroppo neanche la tecnologia ci aiuta, anzi.
Hanno brevettato il sistema per dipingere i piumini di viola ed il risultato è mostruoso.
Il viola è un colore meraviglioso, ma il mondo reale è più colorato, anche se molti non ci credono.
Tutto questo si avvicina sinistramente agli ormai pornografizzati rituali di accoppiamento, mai nessuno che ti chiedesse che so… di cospargerti le ginocchia con zuppa di pinne di pescecane, sarebbe..sarebbe quanto meno stupefacente.
Quando pensavo che messenger fosse un programma troppo invasivo per miei gusti era perché non avevo ancora sperimentato facebook (e grazie a dio del proctologo non ho mai avuto bisogno).
Oggi apro il mio profilo e ci trovo l’immagine ammiccante di una giuovane in mutande sul letto con il commento di un “amico” comune che il programma ha trasmesso automaticamente a centinaia di persone.
Ecco, non c’è competizione tra me e la “me-generation” penso.
Le aspiranti donne di domani che non sanno ancora camminare e sbattono già il colore delle loro mutande su internet.
Il solo fatto di esistere le suggerisce di esporsi come le teste di cinghiale quando passeggi per le salumerie di Norcia, quando invece arrossire ogni tanto davanti ad uomo le renderebbe molto più femminili.
Hanno mai letto queste fanciulle della geisha che alimentava il desiderio maschile mostrando del tutto accidentalmente il polso mentre versavano il té?
Che delirio doveva essere per un uomo venire a capo dell’ingombrante biancheria delle nostre antenate, per riuscire finalmente a disfare le acconciature facendo scivolare i lunghi capelli sulle spalle.
Ok, già capto in giro sguardi agitati per il destino delle sveltine.
Ok, niente sveltine pazienza, ma non ci avrebbe guadagnato l’erotismo?
In un mondo ideale io farei la pittrice e la gente comprerebbe i miei quadri ben consapevole che io ad intervalli irregolari e secondo l’umore, potrei presentarmi al campanello della loro porta con tubetti e pennelli dentro la valigia, per modificare la loro tela.
Questo accadrebbe per vari motivi:
Insoddisfazione o cattivo umore della pittrice,
crescita improvvisa del suo stile od insicurezza.
Come la materia pittorica cambia in ogni momento ed il pennello come la risacca pulisce via le prime incertezze per aggiungerne di nuove, ecco io credo, tranne rare eccezioni, all’esistenza di una sola arte, un’arte in perenne movimento ed evoluzione.
Potrebbe mai un musicista suonare lo stesso pezzo allo stesso modo per vent'anni di seguito?
Chiunque lo faccia è un fallito.
Non potrei mai sedermi a tavola con i miei clienti guardando un quadro che ho fatto dieci anni fa senza provare ribrezzo, forse ero io quella?
Può essere, ma ora sono diversa.
Potrebbe anche chiamarsi arte "evoluzionistica".