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Sono desolata, questo non è un post sulle tette rifatte, ma mi rifarò.
Il problema è che oggi mi è capitato di risentire questo successo del passato e mi chiedo, DONNE!, ma lo avete VERAMENTE mai ascoltato questo testo?
A parte che non ho capito perché un uomo dovrebbe dare voce “all’inespresso universo femminile” (parole dell’autore) e a parte che è interpretato da una voce nota per andare in palco senza scarpe e fare a pezzi canzoni cantate da altri…
ma il nocciolo del discorso è questo: leggendolo ci si rende conto che è un testo real patetic.
In pratica è stato impossibile sottolinearne i passaggi cruciali perché è impossibile distinguere le parti down da quelle down.
L’argomento della canzone riassumendo è la deficienza femminile.
La donna resta ad aspettare il suo uomo (probabilmente infrattato tra le cosce di un’altra), collezionando notti bianche (ti piacerebbe Ruggeri), felice della sua masochistica demenza che la rende tanto affascinante.
UOMO l’hai tradita con la sua migliore amica la notte che si operava di cancro?
Hai più figli in giro di Maradona?
Hai cambiato sesso e non glielo hai ANCORA detto??
Basterà portarle delle rose (o al limite lo swarovski Winnie the Pooh )e la triste eroina dell’ottocento ti dirà ancora un altro sì.
Perché le donne anche se “dolcemente complicate” come i Coccolini, però non cambiano mai , aspettano giornate senza fine, abbandonate,tristi e loffie, come una oloturia nella risacca
Pentite al ricordo delle frasi da bambine, e nostalgiche, non perché con la maturità hanno più di amor proprio, ma perché non sentono più i complimenti dei play boy (no comment) .
Cioè non stupitevi se ai vostri uomini piace fischiettare un certo tipo di cose.
Testo
Quello Che Le Donne Non Dicono
Ci fanno compagnia certe lettera d'amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po'
è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si".
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà...
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c'è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po'
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate ,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro "si",
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"
Per quale ragione le amiche ti attirano in una stanzetta appartata di un locale semideserto per provarti che le tette rifatte sono assolutamente uguali a quelle naturali?
Voglio dire : Come fanno a saperlo loro?
E soprattutto: Se ne erano così convinte perché vogliono che gliele tocchi?
Osservando la partita di basket argentina-stati uniti la domanda mi è sorta spontanea: "Ma a che servono i tatuaggi sui neri?"
Essendo che oggi la forma del vuoto è piuttosto gonfia e stufa ha deciso di colpire a caso nel mucchio ed ha beccato una figura professionale molto stimata: lo stilista omosessuale.
Ordunque, le modelle sono belle ma se non sono proporzionate come Naomi, sono creature informi emaciate e dal collo gli sporge un testone, stile ebreo spettinato dopo la cura di bastonate.
Poi hanno gambe lunghissime ma la coscia è uguale al polpaccio (lo so nessun maschio lo aveva notato).
Ok, direte voi: Ci risiamo, ecco la solita donna gonza fatta a forma di tappo di bottiglia che chiama “forme” la tripla ciambella attorno alla vita.
(Ammazza non ho parole)
No, siete un po’ fuori strada, è vero lo ammetto galleggio bene ma quello è perché io e l’acqua siamo tutt’uno quindi perciò ora non mi sviate che oggi voglio parlare della CATTIVERIA dello STILISTA.
Un problema attuale.
La mia mente brillante, infatti, ha lungamente riflettuto sul perché il prototipo dell’indossatrice fosse cambiato a tal punto da rinnegare qualsiasi carnalità femminile.
E SONO ARRIVATA AD UNA TEORIA RIVOLUZIONARIA.
Il problema è che la moda è da sempre in mano agli uomini o meglio ad una certa categoria di uomini: gli omosessuali.
E’ chiaro che lo stilista omosessuale idealizzi le sue opere e di conseguenza le proietti su di un corpo idealizzato.
Ora questo corpo, questa icona di bellezza omosessuale secondo me è passato dall’esser la donna ad esser neppure troppo velatamente il fanciullo.
Quel giovane essere etereo femminile ma non femmina.
La femmina vera e propria è troppo, la si invidia oppure è un ideale inarrivabile o troppo diverso dalla realtà dello stilista omosessuale.
Dunque se lo stilista deve vestire le sue icone ideali cosa c’è di meglio che trasformare la donna facendola dimagrire fino a perdere seno, fianchi o le tipiche rotondità stile Barbarella?
Tra le varie attività del nuovo anno ho pensato di passare al canile a prendere un cane in affido, che, se dovessi scegliere, sarebbe il più sfigato di tutti.
Ma forse il desiderio è che mi prenda in affido lui, mi porti a spasso almeno una volta alla settimana tirando il guinzaglio rosso lucido e facendomi sostare ogni volta che capita qualcosa di strano o di bello, (che poi è la stessa cosa) per guardare e vagliare la situazione.
Vorrei saper drizzare le orecchie, imparare ad abbagliare e a scondizolare, e magari ad incazzarmi come una furia quando è necessario, cioè almeno una volta ogni tanto.
Qualche volta sarebbe utile anche imparare a guaire.
Sarebbe carino se prendendo il suo esempio imparassi ad annusare le persone, e delizia delle delizie, slanciarmi incontro alla gente festosa, senza distinguere razza, sapore, età e sesso ma solamente per vedere se mi merito una carezza.
Vorrei imparare ad essergli fedele.
“Il brodo d’oca e la TV”
(Dalle lettere di Leo Longanesi)
Dal numero del Borghese del 19 dicembre, 1957
“Cara Gianna, dovrebbe scrivere un articolo contro quel Mike Buongiorno ed il fracasso che si fa intorno al suo nome.
L’Europero, tempo fa, gli dedicò varie pagine pubblicando la sua fotografia in copertina, non soltanto, ma aggiungendovi anche quelle dell’infanzia come se si trattasse che so di Pascoli o di Pacinotti.
Al cinema è stato presentato un documentario in cui questo tipo (Mike Bongiorno)
Seduto allo scrittoio (a che fare?) parlava agli italiani ed agli americani.
Ora costui prende papere, sbaglia accenti , e non sa mai se le risposte che gli danno i concorrenti sono esatte o no.
Di questo passo dove andremo a finire?Se i nostri giornali presentano questi tipi come eroi,il pubblico finirà per credere che la sola cosa da fare a questo mondo, sia quella di mostrarsi con un sorriso ebete sulle labbra.
Nello stesso rotocalco di questa settimana, c’è una inserzione del prodotto X che offre la foto di Mike con dedica. Questa maniera di mescolare la gloria con la popolarità e le saponette con le foto, ci porterà a creare una società tanto imbecille, che non sapremo con chi scambiare due frasi.
Si dirà che questo è il mondo moderno, che ciò accade in America. Ma non è detto che si debba essere moderni in questo modo; non è nemmeno detto che l’America debba essere imitata. Ma a beneficio di chi va questa cretineria che andiamo propagando?Dello Stato? Ma cosa diventerà mai questo Stato, tra dieci anni, quando avremo nutrito gli italiani di TV?Questo Mike è semplicemente un presentatore, qualcosa come un commesso che offre merce dietro il banco.(..)
Il Borghese-1962
Tratto da “Il Pornografo linciato” di Piero Buscaroli
(…) L’editore Lerici ha messo in giro con straordinario senso dell’opportunità il primo romanzo della scrittrice Maraini.
Moravia le scrisse la prefazione
Bocciata alla maturità classica(..) nessuna vocazione, come si diceva: ma era bellina e lo sapeva.
Non aveva inibizioni religiose o morali.(…) “Non sono cattolica, sono marxista, amo la musica moderna”.Il personaggio lo vedete chiaramente.
Piena di confusione e anche di ambizione: “Studiava dattilografia e stenografia”, le dice, Moravia, nella famosa prefazione: “Pensavi di diventare hostess di qualche linea aerea transatlantica; cercavi di abituarti all’idea di diventare la segretaria di qualcuno…” Che cosa lo scrittore vedesse nella ragazza lo sanno loro due.
S’è osservato che la ragazza è bella, che è più dotata di ambizione che di qualità di scrittrice, in poche parole è una furbacchiona.(…)
Per quanto ne so, è l’unica donna che abbia osato mettere in un romanzo quello che in termini tecnici si chiama “coito orale”, insieme ad altre faccende del genere.
L’impressione che si ricava leggendo il libricciattolo è desolante.
(…)
Se vogliamo servirci della mania che ha lo scrittore (Moravia) per la psicoanalisi e le sue situazioni, le identificazioni di personaggi e le ambiguità di cui il maestro si compiace, potremmo osservare che la ragazza che è la protagonista del romanzo della Maraini è trattata dai suoi corteggiatori su per giù come una sedia.
Nessuno le fa qualcosa di normale, definitivo.
C’è un giovanotto che vuol vederla nuda, poi dà in ismanie e si contorce.
Un pederasta la vuole perché somiglia da un ragazzo.
E infine un uomo anziano, sudicione e inibito, che la contempla nuda, la palpa; e poi si arrangia da solo.(…)
Cosa è successo infine?E’ successo che Moravia chiese all’editore Einaudi di portarsi al “Formentor” il manoscritto di un nuovo libro della Maraini.
Einaudi portò il libro, convinto che non avesse nessuna probabilità di vincere il premio degli editori, e già risoluto , lui stesso, a votargli contro.
Poi le previsioni si rivelarono sbagliate.
D’altra parte nessuno degli editori sapeva l’italiano, e poteva capire, quindi che il libro era scritto male.
Si fidarono di Moravia i poveretti.
Quando si seppe che i sei milioni del “Formentor” erano usciti dal giro e se li era presi la ragazza, scoppiò il finimondo.
Pallidi, emaciati, con la bava alla bocca, intellettuali e scrittori, gridavano che si sarebbero vendicati del traditore.
Se le portasse in casa sua le donne e non ai premi letterali, gridavano.
I premi son nostri, urlavano pallidi e furenti gli intellettuali militanti.
Sei milioni e tredici traduzioni.Da impazzire, da Morire.