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sabato, 15 novembre 2008
era meglio quando ero daltonica

Mentre le commissioni parlamentari sono usate per raccogliere dati e ricattarsi a vicenda e le commissioni vigilanza Rai sono usate per vigilare i vigilanti vigilati (indi per cui, quella cosa tanto buona che state mangiando è cacca)la piccola morbida forma del vuoto si reca a stretti passetti da cinese compito (o cinese mutilata, come preferite) nel suo guru-negozio di belle arti, perché... meglio elaborare il lutto dell’inerzia generale nel colore.

Al negozio i ricci della piccola forma puntano dritti verso la ditta fratelli Mussini.

Il ditino indica lo scrigno di legno che cigola perché lei vuole tenere (solo tenere) in mano il tubetto da 35 ml da 56 euri.

La commessa lo prende ed invece di darlo alla bimba fremente in punta di piedi, in una sorta di rituale sacro svita il tappo e glielo fa vedere.

Le sclere di entrambe diventano lilla mentre le pupille si sbarrano dinnanzi ad un trascurabile colore viola fetenzia.

Postato da: laformadelvuoto a 22:50 | link | commenti

aumentano i suicidi per i daltonici.

santi-numi

I sensi sono affinati, sento il profumo dei frutti rossi del vino, vedo campanile giallo ocra con punte di arancio su cielo blu di prussica , barbona che caga in mezzo al traffico, sguardo verde mare in libreria, l’omino del semaforo in posizione orizzontale, elefantino del bernini che “porge” il retro al palazzo vaticano.

Il manichino disperato per il suo pullover viola, i cappotti sono viola, le scarpe sono viola, e perfino la biancheria intima lo è, le macchine sono viola.

I commercianti di colore viola pascolano nell’oro, mentre quelli di arancio e verde gli chiedono prestiti.

Tutti i daltonici si vorrebbero suicidare, ma questo anche nell’annata ‘98 quando andava i moda il rosso, o semplicemente l’anno scorso, quando andava di moda l’arancio.

Eppure sono ancora lì incompresi e reclinati quando la gente gli fa la Domanda Stupida “ E tu come lo vedi il viola?”

Putroppo neanche la tecnologia ci aiuta, anzi.

Hanno brevettato il sistema per dipingere i piumini di viola ed il risultato è mostruoso.

Il viola è un colore meraviglioso, ma il mondo reale è più colorato, anche se molti non ci credono.

Tutto questo si avvicina sinistramente agli ormai pornografizzati rituali di accoppiamento, mai nessuno che ti chiedesse che so… di cospargerti le ginocchia con zuppa di pinne di pescecane, sarebbe..sarebbe quanto meno stupefacente.







Postato da: laformadelvuoto a 22:48 | link | commenti (3)

domenica, 09 novembre 2008
me generation

fata-morgana
Quando pensavo che messenger fosse un programma troppo invasivo per miei gusti era perché non avevo ancora sperimentato facebook (e grazie a dio del proctologo non ho mai avuto bisogno).

Oggi apro il mio profilo e ci trovo l’immagine ammiccante di una giuovane in mutande sul letto con il commento di un “amico” comune che il programma ha trasmesso automaticamente a centinaia di persone.



Ecco, non c’è competizione tra me e la “me-generation” penso.



Le aspiranti donne di domani che non sanno ancora camminare e sbattono già il colore delle loro mutande su internet.

Il solo fatto di esistere le suggerisce di esporsi come le teste di cinghiale quando passeggi per le salumerie di Norcia, quando invece arrossire ogni tanto davanti ad uomo le renderebbe molto più femminili.

Hanno mai letto queste fanciulle della geisha che alimentava il desiderio maschile mostrando del tutto accidentalmente il polso mentre versavano il té?

Che delirio doveva essere per un uomo venire a capo dell’ingombrante biancheria delle nostre antenate, per riuscire finalmente a disfare le acconciature facendo scivolare i lunghi capelli sulle spalle.

Ok, già capto in giro sguardi agitati per il destino delle sveltine.

Ok, niente sveltine pazienza, ma non ci avrebbe guadagnato l’erotismo?



Postato da: laformadelvuoto a 21:24 | link | commenti (14)

martedì, 04 novembre 2008
Ecco, perché sia ben chiaro l’idea era mia.

particolare
In un mondo ideale io farei la pittrice e la gente comprerebbe i miei quadri ben consapevole che io ad intervalli irregolari e secondo l’umore, potrei presentarmi al campanello della loro porta con tubetti e pennelli dentro la valigia, per modificare la loro tela.
Questo accadrebbe per vari motivi:
Insoddisfazione o cattivo umore della pittrice,
crescita improvvisa del suo stile od insicurezza.
Come la materia pittorica cambia in ogni momento ed il pennello come la risacca pulisce via le prime incertezze per aggiungerne di nuove, ecco io credo, tranne rare eccezioni, all’esistenza di una sola arte, un’arte in perenne movimento ed evoluzione.
Potrebbe mai un musicista suonare lo stesso pezzo allo stesso modo per vent'anni di seguito?
Chiunque lo faccia è un fallito.
Non potrei mai sedermi a tavola con i miei clienti guardando un quadro che ho fatto dieci anni fa senza provare ribrezzo, forse ero io quella?
Può essere, ma ora sono diversa.
Potrebbe anche chiamarsi arte "evoluzionistica".

Postato da: laformadelvuoto a 21:35 | link | commenti (6)

domenica, 02 novembre 2008
poi dice che son cattiva

gonna-scozzese

Da bimba ho ripetuto la prima classe di danza classica almeno 3 volte, forse qualcuno avrebbe dovuto spiegare a mia madre che odiavo anche le gonne scozzesi.

Come un piccolo topolino da laboratorio, ho indossato ogni diversa fantasia di lana scozzese, ignara del perché mi grattassi tanto e del perché gli altri bambini mi dessero della cicciona.

La gonna si impossessava di me come una seconda pelle ruvida, goffa, pungicosa e mi cingeva la vita ingombrante come un giubbotto di salvataggio.

Conciata in quel modo me ne andavo in giro, con l’orgoglio infilato dentro ai calzini.

Fin tanto che ho preso coscienza di essere un essere umano anche io.

Postato da: laformadelvuoto a 22:25 | link | commenti (5)

mercoledì, 29 ottobre 2008
www.c6.tv/index.php

C6. tv

 

C’è bisogno di democrazia in questo paese, e con questo intendo esattamente partecipazione dal basso.

 Non si può educare le persone, alla filosofia , all’arte, e alla scienza e pretendere che esse non esercitino il cervello anche per formulare pensieri.

E tuttavia siamo baciati dalla fortuna di aver visto nascere una rete  libera, dove si possono far circolare notizie, e non sarà sempre così.

L’iniziativa di C6.tv mi pare uno dei tanti fiori del web per rispondere in tal senso.

L’ho conosciuta solo oggi ma mi sembra una cosa fresca, con una grafica accattivante ed

un ‘organizzazione accurata sotto.

Mi viene  in mente una riflessione di Pansa di non molto  tempo fa, su Radio Rai, che commentando il pianto di una vedova di un partigiano, (l’argomento era il nuovo film di Spike Lee) diceva che la storia non è fatta di singoli eventi privati e soggettivi.

Ci ho riflettuto parecchio e l'ho trovato un pensiero giusto in un momento sbagliato.

Perché forse la storia si fa anche filmando eventi sul telefonino, forse l’informazione si può commentare anche se non si ha la tessera da giornalista.

E questo presupposto sarebbe sbagliato se non fosse che molti giornalisti in Italia non fanno il loro dovere.

 

Postato da: laformadelvuoto a 19:00 | link | commenti (8)

martedì, 28 ottobre 2008
Se sbaglio mi correggerete in playback, disse Veltroni.

babuska

 I simboli sono spariti perché Walter odia gli “ ismi”, e siccome sono cattiva mi ricordo che lui è stato partorito da un ”ismo”ed oggi fa l’eroe positivo  come  Placido nel film tratto dal famoso libro di Pansa , uno che non sta né coi partigiani né coi fascisti, così diventa neutrale anche la storia e mio nonno è uguale a tuo nonno, con il risultato che mi tocca pagare la badante per uno sconosciuto.


Del resto son tutti morti e i morti sono tutti uguali , e questo è pure molto poetico ma allora però perché mischia mi devo fare centinaia di km per portar fiori sulla tomba di mio padre se basterebbe fermarsi alla prima lapide che incontro sulla salaria?.


Qualcosa mi sfugge come sempre..


Però resta il fatto che siam tutti americani e questo deve essere un po’ più vero perché infatti la Gelmini ha detto che si  ispira ad Obama.


Però il Che non manca mai, il Che è l’asso pigliatutto.


Ma è inutile dire che Walter non può reggere il confronto di una delle più grandi icone pop del secolo.


E dimenticavo l’inno d’Italia cantato in playback fruttando una registrazione del '78 di una manifestazione della Fiamma.











































































La folla è vastissima, il mio naso si ficca tra i gomiti della gente e le aste delle bandiere.







All’apice dell’entusiasmo liberano i palloncini, il mio naso segue i palloncini nell’aria.







La  gente applaude un omino grigio che fa un discorso che non sento, e che a questa distanza potrebbe essere anche uno dei suoi figli adottivi di colore o la Callas.







 La gente applaude mentre io penso ai servizi segreti deviati che hanno suggerito all’apparato una manifestazione con data posticipata di 4 mesi.







“Teniamoci larghi, perché sai non si sa mai quando iniziano a proporre le riforme”.







Isernia c’è.







Sasso ferrato c’è.







Qualcuno sarebbe nostalgico perfino dei famosi nani del circo ungherese, ma la gente capisce che per quelli ci vorrebbero dai 5 mesi in sù..







C’è invece tutto l’apparato sindacale scolastico ( fortunella), e siccome sono cattiva mi torna alla mente il governo D’Alema che fa entrare a pieno titolo i finanziamenti alla scuola privata e prima o poi  sai a forza di questo e di quello, bisogna tagliare da qualche parte, anche se alla radio non fai che sentire un ridicolo dibattito di stampo pedagogico (ma che c’entra?).







Per fortuna c’è Famiglia Cristiana dalla nostra (sarà un caso?).







La gente non si somiglia ma le bandiere ed i palloncini sono tutti uguali, come in un vecchio documentario dell’istituto LUCE aggiornato in stile IKEA.







I simboli sono spariti perché Walter odia gli “ ismi”, e siccome sono cattiva mi ricordo che lui è stato partorito da un ”ismo”ed oggi fa l’eroe positivo  come  Placido nel film tratto dal famoso libro di Pansa , uno che non sta né coi partigiani né coi fascisti, così diventa neutrale anche la storia e mio nonno è uguale a tuo nonno, con il risultato che mi tocca pagare la badante per uno sconosciuto.







Del resto son tutti morti e i morti sono tutti uguali , e questo è pure molto poetico ma allora però perché mischia mi devo fare centinaia di km per portar fiori sulla tomba di mio padre se basterebbe fermarsi alla prima lapide che incontro sulla salaria?.







Qualcosa mi sfugge come sempre..







Però resta il fatto che siam tutti americani e questo deve essere un po’ più vero perché infatti la Gelmini ha detto che si  ispira ad Obama..







Però il Che non manca mai, il Che è l’asso pigliatutto.







Ma è inutile dire che Walter non può reggere il confronto di una delle più grandi icone pop del secolo.







E dimenticavo l’inno d’Italia cantato in playback fruttando una registrazione del '78 di una manifestazione della Fiamma.













































































































 

Postato da: laformadelvuoto a 21:13 | link | commenti (10)

giovedì, 16 ottobre 2008
una cosa senza titolo

Il senso di colpa come malattia dell’anima e dello spirito.
Il senso di colpa come fonte di lucro per le fedi religiose e per gli analisti.
Cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Quando l’uomo non crede più in nulla quali saranno i parametri con cui giudica il bene ed il male?



Perché il bene ed il male non possono essere assoluti , se fossero assoluti essi sarebbero indipendenti dal soggetto, esterni ad esso, e l’uomo sarebbe uno spirito puro, privo di colpe, un eterno neonato, ma il bene ed il male non possono essere neanche solo relativi al soggetto, perché noi non viviamo sotto vuoto spinto.
Una volta il senso di colpa lo si espiava attraverso le pratiche rituali della propria fede.



Il senso di colpa segnava il confine tra il limite umano e quello divino, ci rendeva piccoli ma ci prospettava un’elevatura maggiore, attraverso l’espiazione.



Oggi, lo si vive come qualcosa di negativo, in quanto ha perso quel suo preciso significato nel nostro percorso di fede o di maturazione civile, ed è visto solo ed unicamente come malattia, qualcosa che va curato per raggiungere una qualche libertà e consapevolezza di sé.
Ma cos’è la liberta se non un pretesto per uno spot pubblicitario?
E come può un bambino raggiungere la maturità senza un rimprovero?
Le cicatrici insegnano e noi non possiamo esistere senza mediare la nostra esistenza con le nostre ferite.



Postato da: laformadelvuoto a 21:52 | link | commenti (10)

domenica, 05 ottobre 2008
Sulle parole con il vuoto dentro

parole
E’ difficile immaginare una scimmia che filosofeggia.


Perché la scimmia non comunica a parole ma grida quello che vuole emettendo suoni gutturali.




Pare che Freud ponendosi la questione abbia provato a studiare la telepatia, convinto com’era che gli esseri che ci hanno preceduto, avendo una struttura mentale decisamente sgrammaticata, non potevano esser in grado di esprimere le sfumature se non in questo modo.


In effetti se smettessi di possedere la mia bellissima lingua, probabilmente ragionerei solo a sentimenti e a sensazioni.


Penserei al dolore, alla tristezza, o al limite ad afferrare un legnetto per sbatterlo contro la palma nella speranza che caschi una noce di cocco, ma certo sarebbe difficile concepire questo discorso.


E forse Freud aveva ragione, ma nel senso che chi non può comunicare a voce deve per forza sviluppare un senso dell’osservazione così raffinato da distinguere le minime variazioni facciali del proprio vicino.


Del resto lo stesso sesto senso femminile, ammesso che esista, è costruito certamente sulla spiccata capacità di osservazione che hanno le donne rispetto agli uomini.




In ogni caso, ciò che mi colpisce della realtà che vivo, è la rielaborazione che i mezzi di comunicazione, quindi il potere politico ed economico, fanno delle parole.


Ci sono parole il cui significato originale viene amplificato a tal punto da essere utilizzate a sproposito.


Questa ambiguità consapevole se trasmessa diventa sommarietà di pensiero.




E’ a dir poco immenso il passaggio in 1984 di Orwell in cui un dipendente del ministero della Verità spiega al protagonista che il suo scopo, non è aggiornare il vocabolario della neo-lingua, arricchendolo di parole, ma cercare di ridurlo, perché riducendolo la gente finisce di anno in anno per non avere più in mano una facoltà di pensiero che vada oltre lo stretto necessario.


Del resto uno dei grossi problemi dei regimi dittatoriali è sempre stato quello creare una classe di studiosi, cercando di evitare una classe intellettuali, problema ovviamente impossibile da risolvere.




Suppongo che la limitazione della lingua serva a far ragionare le persone solo in base alle sensazioni e ai sentimenti.











Postato da: laformadelvuoto a 09:12 | link | commenti (8)

martedì, 30 settembre 2008
relativismo del vuoto

Ecco, stasera nella mia ora d’aria, son passata davanti ad un bingo con dentro alcune persone accartocciate davanti alle macchinette e ho pensato che mi facevano tristezza.
Poi sono arrivata a casa, ho cenato e mi sono messa davanti al pc a scrivere minchiate, ed il vicino che ha chiuso le serrande pensava che ero una sfigata davanti al pc.

Postato da: laformadelvuoto a 21:49 | link | commenti (18)